Tokyo, un’anima innocente vittima della cattiveria umana.

La testimonianza nel racconto di: Giulia Menerella:

Mi chiamo Giulia Menerella, una ragazza di 26 anni con la passione per il Motorsport. Fin da bambina ho sempre nutrito un amore profondo verso gli animali e questo nella vita mi ha portato ad adottare ben 2 cani adulti in canile, che ad oggi sono entrambi considerati come membri della mia famiglia. Essendomi trasferita pochi mesi fa in una casa più grande, ho deciso di considerare l’arrivo di un altro nuovo cucciolo.

Da diversi anni mi ero innamorata letteralmente della razza Spitz tedesco “Pomerania”: lo desideravo tanto e questa sarebbe stata l’occasione giusta per adottarne uno. E così feci. Si, parlo di adozione. Perché anche se il cucciolo è stato pagato, non mi piace utilizzare la parola “acquistato”, come se fosse un oggetto. Proprio come verrà considerato, purtroppo, dal negoziante che me lo venderà. Eccovi la storia del mio amato Tokyo, un pezzo del mio cuore, un’anima innocente vittima della cattiveria umana.

Tokyo, questa è la sua triste storia:

In un pomeriggio di marzo inizio la mia ricerca per il cucciolo dei miei sogni. Apro il PC ed inizio a ricercare su internet. Non avrei mai immaginato che tutti quegli annunci messi sui più famosi siti di compravendita fossero truffe. In fondo, su un annuncio in particolare pubblicato da un negozio di Napoli c’era scritto tutto il necessario: “vendesi cuccioli di Pomerania, 3 mesi, vaccinati completamente, microchippati e con pedigree”. Il prezzo del mio Tokyo era 800€ ma c’erano annunci dello stesso negozio che partivano dai 300 fino ai 1000 euro. 

“Perfetto! Ha tutto quello che cerco! “ dissi a me stessa. Così chiamai subito il numero dell’annuncio. Chiesi informazioni sul cucciolo accertandomi che fosse in buona salute e che avesse tutto ciò che era stato dichiarato sull’annuncio.

“Ma certamente!!! Vieni in negozio, così lo vedi! D’altronde abbiamo anche il veterinario qui accanto, potrà confermarti anche lui la perfetta salute del cucciolo! “. Molto ingenuamente, convinta della serietà non solo del negoziante, ma soprattutto del veterinario che avrebbe dovuto rispettare un codice etico estremamente importante; nel pomeriggio mi reco in questo negozio di Napoli. Cassa sulla sinistra, cuccioli in una gabbia destra, veterinario al piano di sopra. Non appena arrivata il negoziante mi fa vedere la gabbia con i cuccioli. “Ecco…sceglilo!”

Notai che su 4 cuccioli, 3 erano eccessivamente piccoli tanto da riuscire ad entrare perfettamente in una mano. Tokyo era il più grande, o meglio, il più grande rispetto a loro. Scelsi lui. Fu un colpo di fulmine.

In sintesi, il tutto si svolse con estrema velocità. Mi disse che se volevo il pedigree avrei dovuto pagare 800 euro, altrimenti, se non volevo “il prezzo di carta”, come lo chiamò lui, gli dovevo 650 euro. Accettai stupidamente di non prendere il pedigree (che comunque si sarebbe rivelato poi falso). Prendo il libretto sanitario con le presunte vaccinazioni complete e con il mio dolce Tokyo in braccio pago la cifra di 650 euro in contanti e vado via.

Ero così felice. Finalmente il mio sogno si era realizzato:

Tokyo era bello da non crederci. Giocoso. Vispo. Non avrei mai immaginato che di lì a pochissimo avremo vissuto insieme un incubo durato un mese. Un lungo mese di dolore. Con un finale straziante.

La sera stessa, una volta arrivato a casa, Tokyo beve acqua in grossa quantità e subito dopo inizia a vomitare diverse volte. Pensai che forse il viaggio di ritorno in macchina gli avesse fatto male, in fondo avevamo comunque percorso 50 km e ipotizzai un po’ di nausea, o che l’acqua bevuta troppo in fretta lo avesse infastidito. Nel frattempo Tokyo continua però a giocare, mi segue, si avvicina curioso e si arrampica addosso. Più tardi gli somministro il suo primo pasto: una manciata di crocchette bagnate in acqua tiepida, come mi disse di fare il negoziante.

Stranamente, Tokyo non mangiò con appetito. Mangiucchiò le crocchette svogliatamente e lentamente. Iniziai a stranirmi: i cuccioli sono conosciuti per la loro voracità e la fame insaziabile. Fu il primo campanello d’allarme. Ma essendo passate solo poche ore dal suo arrivo, immaginai che il cambio di ambiente gli avesse portato stress incidendo magari sul suo appetito. La prima notte insieme passò tranquilla. Silenziosa. Al mattino Tokyo era vispo,allegro…ma decisamente meno rispetto al giorno prima.

Gli somministro una porzione di cibo. Tokyo non mangia. Nel frattempo torna a vomitare schiuma bianca. Cerco di mantenere la calma. Nel pomeriggio riesco a farlo mangiare imboccandogli una crocchetta per volta in bocca. Sono passate 24 ore circa dal suo arrivo. Tokyo sembrava perdere energie ora per ora. “Come è possibile una cosa del genere!?? “ mi chiedevo.

Ero incredula, sono arrivata addirittura a pensare di essere esagerata o troppo apprensiva. Magari era solo lo stress del viaggio in macchina. Forse non ha molta fame. Magari si deve ambientare. In fondo è con me da solo 1 giorno! Eppure il mio sesto senso mi diceva che c’era qualcosa che non andava. È quella sensazione innata di pericolo che ti senti fin dentro le viscere. La sera stessa, porto Tokyo in una clinica veterinaria aperta h24 poiché visto il tardo orario, gli ambulatori comuni del mio paese erano chiusi e non avevo alcuna intenzione di aspettare il mattino seguente.  Arrivati in clinica, il veterinario lo guarda con stupore misto a indignazione. Pochi istanti dopo capii il perché. “Questo cucciolo è troppo piccolo…troppo!” mi disse.

Una volta raccontata tutta la storia al veterinario, il mondo mi crollò addosso:

Mi raccontò del traffico illegale di cuccioli provenienti dall’Est e di come probabilmente Tokyo potesse farne parte. Dopo diverse analisi, scopro che Tokyo ha l’inizio di una gastrite, è infestato di vermi e arriva a stento a 1 mese e mezzo, e non 3 come mi dichiarò il negoziante. Tokyo iniziò così il suo primo ricovero, dopo solo un giorno dal suo arrivo a casa. Tra flebo, antibiotici e medicinali vari, il mio piccolo inizia a riprendersi. Dopo 5 giorni viene dimesso e lo riportiamo a casa poiché la cura poteva essere fatta anche dal veterinario di zona.

Inizia ad espellere nel vomito e nelle feci vermi morti lunghissimi simili a spaghetti. Erano Ascaridi. Continuiamo la cura dal nostro veterinario di fiducia portandolo in terapia due volte al giorno, la mattina e la sera. Sono passati 15 giorni tra ricovero e terapia giornaliera ma Tokyo perde sempre più le forze. I vermi sono stati debellati, i test risultano negativi, ma lui continua a non mangiare e diventare sempre più letargico. Al punto da essere nutrito solo con flebo o imboccato da me 6 volte al giorno con una siringa di cibo liquido.

Arriva poi la tosse. Una tosse orribile, a tratti secca come lo starnazzare di un anatra, a tratti grassa, come se una grossa quantità di muchi gli stesse strozzando la gola. Altra corsa in clinica. La diagnosi era polmonite. Un nuovo ricovero. Siamo a 17 giorni di antibiotico e cortisone ma Tokyo continua ad ammalarsi. La lastra parlò chiaro. Un enorme quantità di liquido nei polmoni. Le analisi furono un bollettino di guerra. Nessun valore al suo posto. Grave anemia. Infezione in atto. Tokyo passa una settimana in quest’altra clinica, flebo di medicinali e cicli di ossigenoterapia 4 volte al giorno. All’ottavo giorno, il veterinario mi dice che ha scampato la fase critica, ma non è fuori pericolo. 

Mi consiglia però di continuare la cura a casa poiché il fattore psicologico poteva sicuramente aiutarlo a reagire meglio alle cure. Con me avrebbe avuto il calore e l’amore di cui aveva bisogno. Tokyo tornò nuovamente a casa. I primi giorni furono critici. Era debilitato come non mai e necessitava della mia assistenza h24. Alle 8 del mattino si partiva con lo sciroppo vitaminico. Ogni 3 ore somministrazione di cibo liquido in siringa. Poi cortisone. Altre Vitamine. Broncodilatatore. Antibiotico e poi di nuovo cortisone.

Vi risparmio la descrizione del mio stato mentale in quel momento poiché partii con l’idea di crescere un cucciolo in buona salute, nutrendolo e portandolo dal veterinario di tanto in tanto, fino a cimentarmi a essere un infermiera che accudiva il suo piccolo paziente h24. Sono sempre stata una ragazza ipersensibile e vedere le persone e gli animali soffrire per me era orribile. Mi impressionavo all’idea di utilizzare aghi su un esserino così piccolo. Io che non ho mai fatto una siringa in tutta la mia vita. 

L’amore verso Tokyo mi diede il coraggio di fare qualsiasi cosa. Cose che non avrei mai immaginato di fare. A partire dalle iniezioni. E credetemi, una cosa è fare un puntura a un essere umano o un cagnone… un’altra cosa è bucare la collottola di un esserino di 700 grammi che non respira bene e non si regge in piedi. Mi si straziava l’anima ogni volta. Passano i giorni, Tokyo sembrava migliorare, poi di nuovo un peggioramento fino ad avere vere e proprie crisi respiratorie. Una mattina la lingua gli diventò cianotica, gli occhi bianchi. Altra corsa in una nuova clinica.

Il 31 marzo 2020 alle ore 11:30 mi fu data la sentenza. La più brutta. La più amara:

“Tokyo ha il cuore ingrossato, i polmoni distrutti e la trachea collassata. Cessate ogni cura farmacologica, tutto. Per il piccolo non c’è più nulla da fare e purtroppo, in una crisi respiratoria potrà morire. Non si sa se tra un ora, tra un mese, o domani. Ma il cucciolo andrà a peggiorare sempre di più, giorno per giorno”. Queste parole furono per me dolorose quanto mille coltelli nella pancia. Fino a ieri cercavo di curare il mio dolce amore con mille farmaci e ora dovrei staccare tutto? Mi sembrava un brutto sogno e invece era realtà. Portai Tokyo a casa in lacrime.

Non riuscivo ad accettare ciò che era successo. Lui sapeva che stavo male. Sapeva che ero triste. Glielo leggevo negli occhi. Cercava di calmare le sue crisi respiratorie non appena mi sentiva piangere. Capiva ogni mia parola! Oh se le capiva! Lo accarezzavo dolcemente e gli sussurravo che lo amavo, che sarebbe andato tutto bene e lui mi guardava fisso. E solo io so il modo in cui posava gli occhi su di me. Parlava con lo sguardo il mio angelo.

Non c’è stata mai una volta in cui al mio richiamo, Tokyo si sia rifiutato di venire da me. Era stremato. Senza un minimo di forze. E neanche i medici si spiegavano quale miracolo avesse dato la forza a Tokyo di alzarsi su 4 zampe, in quello stato e venire da me. Invece io sapevo bene che nome avesse quel miracolo. Certo che lo sapevo. Si chiamava AMORE. Si, perché io ero tutto il suo mondo. Ero colei che lo amava alla follia e che avrebbe fatto di tutto per strapparlo alla morte. E lui lo sapeva. Lo sapeva benissimo. Io e Tokyo ci amavamo reciprocamente. Una sintonia favolosa che riguardava noi soltanto.

La sera del 31 marzo 2020 Tokyo continua ad avere crisi respiratorie sempre più gravi. Mi avevano detto che non c’era più nulla da fare ma io ancora una volta non mi arresi. La disperazione e il dolore mi fecero mettere Tokyo in macchina a mezzanotte e mi fece percorrere 300 km in auto per portarlo al policlinico veterinario a Roma.

Al di fuori di ogni aspettativa, nelle due ore e mezza di viaggio, il mio piccolo non fece neanche un colpo di tosse e non ebbe alcuna crisi.  Rimase tranquillo. Volle a forza uscire dal suo trasportino e accucciarsi tra le mia braccia. Fu un momento dolcissimo. Uno dei più indelebili e commoventi. Il più dolce e straziante.

Il nostro ultimo viaggio insieme:

Arrivati in clinica, non appena la porta dello studio si aprì, Tokyo ebbe una nuova crisi respiratoria. Mi viene strappato dalla braccia d’urgenza. Non c’era un secondo da perdere. Il mio piccolo venne immediatamente sedato e intubato con ventilazione meccanica. Passano due ore. Tokyo ha un attacco cardiaco. Viene subito rianimato. Poi un altro. E un altro ancora. Fino al quarto arresto. L’ultimo. Alle 6 del mattino, il cuore di Tokyo smette di battere per sempre. E con il suo, un po anche il mio. 

Tokyo non c’è più. 

Tokyo è morto lentamente tra atroci sofferenze. Ha passato notti da solo chiuso in una gabbia fredda di un ambulatorio. Tokyo nella sua breve esistenza ha visto solo aghi conficcati ovunque. Non ha mai visto il mare né toccato l’erba fresca. Non ha mai sentito il sole che gli scalda il pelo e ne la sabbia sotto le zampe. Tokyo nella sua breve vita ha visto solo freddi tavoli in inox e, nei tempi migliori, il soffitto bianco  di casa nostra, che non aveva nulla a che fare con il cielo blu che si meritava di vedere ogni giorno della sua esistenza. Tokyo è morto. È morto per colpa dell’odio umano, dell’egoismo, della cattiveria.

Lui è una delle milioni di vittime che si nasconde dietro l’orrore chiamato “traffico di cuccioli illegali”. La mamma di Tokyo è una fattrice. Una fabbrica di cuccioli. Una povera cagna costretta a vivere in una gabbia minuscola ed a accoppiarsi centinaia di volte partorendo fino allo sfinimento. I suoi cuccioli vengono strappati via da lei a poche settimane di vita, e questo impedisce loro di assumere dal latte materno la nutrizione e gli anticorpi necessari alla sopravvivenza.

Questi poveri cuccioli viaggiamo stipati al buio in scatole piccolissime per migliaia di chilometri e finiscono nelle gabbie di questi negozi di animali, che vendono vite in modo del tutto illegale. Libretto sanitario falso, vaccinazioni inesistenti. La cosa più orribile è che i cuccioli vengono farciti di antibiotici, cortisoni e dosi di adrenalina per farli apparire vispi e vitali agli occhi degli ignari compratori. Solitamente il cucciolo muore nel giro di pochi mesi e in casi rari si salva. Il suo organismo resta però compromesso a vita, sviluppando poi numerose malattie in seguito. 

Ecco cosa si nasconde dietro un annuncio trovato su internet che vende un Pomerania a 800 euro, quel che accade se ci si fida degli annunci allettanti di negoziatori di morte. Ecco cosa significa desiderare un cucciolo di Pomerania senza pedigree, con un libretto sanitario totalmente falso. Ho imparato a mie spese che per un cucciolo di tale razza è obbligatorio spendere una cifra che si parte dai minimo 1800 euro in su. MINIMO! È di estrema importanza acquistare un cucciolo in ALLEVAMENTO. Cresciuto da allevatori seri che trattano questi esseri con dignità e amore.

È importante che il piccolo abbia 3 mesi compiuti, tutte le vaccinazioni, che i suoi genitori siano visibili. È di estrema importanza che abbia un reale libretto sanitario, che sia microchippato. E soprattutto…toglietevi dalla testa che il Pedigree sia carta straccia. Non lo è affatto!!! Migliaia di persone in Italia sono vittime di queste truffe. Migliaia di cuccioli al giorno muoio per colpa di questi commercianti di morte che sacrificano vite innocenti per il dio denaro.

Non possiamo lasciare che questo incubo continui:

Secondo la legge italiana gli animali sono considerati come oggetti. Nel momento in cui si acquista un oggetto rotto, il compratore ha diritto al risarcimento completo della cifra pagata o alla sostituzione dell’oggetto. Spiegatemi però voi cosa sono 650€ di fronte allo strazio, al dolore, alla sofferenza che ha provato il mio Tokyo per un mese. Spiegatemi quale cifra può compensare la morte di un essere innocente.

Io non ho chiesto alcun risarcimento. Ho denunciato il negoziatore. Ma questo non servirà a fermarlo. Perché la mia denuncia è solo una delle migliaia contro quel verme. La legge parla chiaro. E purtroppo ecco la motivazione per cui dopo 30 anni di attività e denunce infinite, questo negozio resta aperto e proprio in questo istante ha appena caricato su subito.it un nuovo annuncio di cuccioli in vendita.

Io non posso fermarlo. Ma posso limitare. Posso contenere questo orrore. Posso diffondere questo mio messaggio ovunque, portando più persone possibili a conoscere la verità. Perché la conoscenza ha sempre salvato. E lo farà ancora adesso: se una persona che voleva prendere un cucciolo nella mia stessa modalità, dopo aver letto questo mio testo, cambierà idea, si fermerà e procederà ad un vero, consapevole e coscienzioso acquisto di un cucciolo, evitando annunci su siti di compravendita a prezzi stracciati, vorrà dire che la morte del mio Tokyo non è stata vana.

Tokyo è il simbolo di tutto questo. Lui è il simbolo dell’avidità umana, dell’amore che va oltre la morte. Tokyo è il mio angelo, il mio esempio più bello di coraggio e di speranza. La sua morte mi ha dato la motivazione per lottare e difendere questa causa con ogni mezzo possibile. (Condividere il messaggio è un mezzo efficace per diffondere la notizia)

Giulia Menerella 

(Dal nostro blog puoi leggere: Perché non acquistare cuccioli in un negozio ed Acquistare uno Spitz, gli errori di evitare).

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